Startup Weekend Bari. Trionfa Leasy Store, l’Airbnb dei locali sfitti

Alla fine, come spesso accade, allo Startup Weekend Bari 2015 ha trionfato una startup che promette di mettere in contatto – in modo semplice e intelligente – chi ha un locale sfitto con chi vorrebbe affittarlo temporaneamente, dando in questo modo un reddito a chi non riesce più a capitalizzare il suo locale commerciale e un’opportunità a coloro i quali, invece, vorrebbero disporre di un locale in pieno centro in alcuni periodi dell’anno, non potendosi permettere un fitto oneroso ogni mese.

Le vincitrici dello Startup Weekend Bari

Le vincitrici dello Startup Weekend Bari

Lo Startup Weekend Bari, giunto alla sua quarta edizione, ha visto anche quest’anno una grande e agguerrita partecipazione, con ben 120 iscritti ai nastri di partenza dell’evento che fa tappa fissa all’Impact Hub Bari, lo spazio di coworking del capoluogo pugliese in cui sono ospitati più di 160 fra freelance, professionisti e startup.

Un’organizzazione impeccabile quella di Diego Antonacci e soci, che ha visto trionfare, come detto in apertura, una startup nata “in casa”, visto che i due principali membri del team Leasy Store, Micaela Antonacci e Luca Langella, fanno parte dell’Impact Hub barese.

Ma vediamo meglio quali sono le tre startup salite sul podio, individuando alcuni dei punti di forza e debolezza secondo l’analisi di Startup Club.

Leasy Store, la soluzione ideale per far incontrare proprietari di locali sfitti e gestori di attività commerciali

La startup vincitrice della quarta edizione della weekend competition barese parte da un’idea semplice ma efficace, in pieno stile “sharing economy”: dare l’opportunità a chi non può permettersi un locale commerciale in centro città di affittarlo per un periodo limitato, andando così ad ammortizzare le perdite del proprietario dello stesso.

In questi ultimi anni la crisi ha infatti portato tantissimi commercianti ad abbassare definitivamente le saracinesche, privando al contempo di un dignitoso e costante reddito i proprietari dei relativi locali commerciali. Questi ultimi, pur di non svendere i loro spazi, preferiscono così tenerli sfitti, soprattutto in centro città, in attesa di tempi migliori.

Ciò però, a lungo andare, finisce per essere dannoso sia per i commercianti che per i proprietari. I primi, infatti, devono rinunciare ad entrate e clientela con capacità di spesa maggiore perchè non vogliono rischiare di avere costi troppo alti ogni mese a prescindere dalle vendite effettive; i proprietari, al contempo, non hanno la possibilità di massimizzare nemmeno i periodi migliori dell’anno, come per esempio quelli delle festività, perchè risulta piuttosto difficile e dispendioso rivolgersi alle classiche agenzie immobiliari per fittare un locale per poco tempo.

Ecco che la soluzione Leasy Store, attraverso il web, massimizza le esigenze di entrambe le categorie, semplificando le connessioni e risparmiando tempo, visto che si potrà cercare il locale più adatto stando comodamente seduti alla propria scrivania o collegandosi da un device mobile.

Leasy Store, la startup vincitrice

Leasy Store, la startup vincitrice

Punti di forza

  • Time to market perfetto, vista la quantità di locali sfitti nelle zone centrali delle principali città italiane
  • Semplicità e immediatezza di un sistema di matching già conosciuto e utilizzato da molti, in stile Airbnb
  • Soluzione interessante per ambe le parti, con i commercianti che possono sfruttarlo anche in chiave marketing

Punti di debolezza

  • Modello di business non troppo convincente per la macchinosità e dispendiosità del sistema di acquizione degli owners tramite rete commerciale da costruire
  • Richiesta di mandato in esclusiva che si scontra con la naturale diffidenza dei proprietari verso un’agenzia nuova e “digitale”
  • Scalabilità limitata dal  modello di business proposto e assenza di forti barriere all’ingresso per i potenziali competitors

Athlon Hunters, giochi multiplayer per la realtà virtuale

Affascinante l’idea degli startuppers secondi classificati, che puntano sullo sviluppo di giochi multiplayer per la realtà virtuale adatti a device come Oculus Rift, startup di successo acquistata lo scorso anno da Facebook con un investimento di ben 2 miliardi di dollari. Considerato che Facebook è ormai forse l’unico colosso del digitale capace di competere con Google, c’è da immaginare che abbia visto giusto, pensando ad Oculus come la naturale evoluzione dell’attuale social network più cliccato del Pianeta.

E visto che una delle attività preferite dagli utenti della piattaforma di Zuckerberg sono proprio i giochi (il famosissimo Candy Crush ha fruttato 5,9 miliardi di dollari al suo fondatore proprio pochi giorni fa…), è facile immaginare che i “terribili” developers pugliesi abbiano visto giusto e siano stati davvero lungimiranti!

Proprio ieri il fondo L-Venture Group, attraverso il suo ceo Luigi Capello, ha indicato nel gaming uno dei settori con maggiori previsioni di crescita e scalabilità rapida per i prossimi anni, uno dei settori quindi su cui investire.

Athlon Hunter, la startup seconda classificata

Athlon Hunters, la startup seconda classificata

Il giudizio su questa startup e soprattutto sul suo team non può che essere fortemente positivo. Certo, a fronte delle carenze di sviluppatori lamentate in gran parte dei gruppi, forse qui serve più che altro qualcuno con competenze manageriali, che possa guidare la parte organizzativa e gestionale della neonata startup.

In conclusione possiamo dire che anche questa startup è perfettamente allineata col mercato di riferimento e pronta per spiccare il volo se le “promesse” tecniche annunciate saranno confermate dai prossimi sviluppi.

Trattandosi di un mercato molto competitivo, nel quale sono già presenti colossi di notevole spessore, occorrerà trovare velocemente i fondi e il supporto giusto per essere accelerati, in modo da diventare protagonisti dell’affascinante e ricco mondo del gaming.

Cult.Art, creatività al servizio degli arredi da rottamare

Il terzo posto della competition barese è andata ad un’altra interessantissima startup, Cult.Art, che abbiamo scoperto aver cambiato il suo nome proprio il giorno dopo aver conquistato il podio, trasformandosi in “Re.Art“.

Cult.Art (adesso Re.Art), terza classificata allo Startup Weekend Bari

Cult.Art (adesso Re.Art), terza classificata allo Startup Weekend Bari

Ma il nome conta poco di fronte a un’altra idea di sicuro successo, che cavalca la sharing economy attraverso una piattaforma dedicata da un lato a chi vuole dismettere in tutto o in parte il suo arredamento e, dall’altra, a makers in grado di dare nuova vita a quegli arredi sfruttando la loro infinita creatività. Completa il percorso il marketplace interno alla piattaforma, che servirà a favorire la commercializzazione degli oggetti “rivitalizzati” dai makers.

In conclusione, dunque, un’edizione di livello assolutamente elevato e coinvolgente quella dello Startup Weekend Bari, capace di favorire un’ampia partecipazione fra addetti ai lavori e curiosi e di ottenere – sia da parte dei giurati che degli osservatori esterni – ampi riconoscimenti per la qualità espressa nelle 54 intense ore trascorse chiusi nella sala eventi dell’Impact Hub.

E’ immediato quindi pensare e confidare nel successo di alcune delle startup presenti, come già accaduto nel recente passato a diverse delle nuove iniziative Made in Puglia nate in ambito innovativo.

Foto del profilo di Startup Club
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