L’home restaurant rappresenta il nuovo trend che si va affermando nel mondo e adesso anche in Italia. Un modo diverso per proporre cucina di qualità, sfruttando l’ambiente familiare e alcune peculiarità italiane, come la grande ospitalità che caratterizza gran parte di noi, unita ad una elevatissima cultura e conoscenza in ambito food.

La ristorazione italiana, si sa, ha pochi eguali al mondo, e la nuova frontiera dell’home restaurant apre scenari inediti, offrendo a molti la possibilità di saggiare le proprie qualità da provetti chef partendo da casa propria, in un’epoca in cui i reality culinari dominano ormai la scena televisiva.

Ma cos’è un “home restaurant” e che cosa lo caratterizza

L’home restaurant è, come dicono queste due parole, un’esperienza di cucina vissuta presso una qualsiasi abitazione, dove il padrone di casa si propone a turisti piuttosto che ad amici e conoscenti, mettendo in mostra le doti più o meno nascoste da provetto chef.

Non ci si può però certamente improvvisare nè proporre in modo “avventuroso”, perchè si tratta pur sempre di un’attività che, magari nata inizialmente per sfizio o gioco, può diventare remunerativa e professionale. Considerando la gran quantità di appassionati di cucina del “Bel Paese” e la grande tradizione nel settore c’è da aspettarsi che quella che oggi è una moda possa presto diventare una nicchia di grande interesse per l’Italia e di conseguenza per molti dei nostri connazionali.

Per far funzionare un home restaurant non basta però solo saper cucinare, anche se questa costituisce sicuramente la base fondamentale da cui partire. Occorre essere bravi nella gestione complessiva del proprio business, partendo da alcuni accorgimenti che possono fare la differenza, come per esempio stoviglie e tovagliato. Una bella tavola ha sempre un certo fascino e lascia presagire la gran cura e la prelibatezza che verosimilmente avranno i piatti proposti.

Cura e attenzione ai particolari, dunque, per partire col piede giusto. Nell’era dei social e di internet non si può poi prescindere dalla comunicazione, dal marketing e dalla viralità che possono scatenare foto e video dei nostri piatti migliori o di serate conviviali di successo.

Saranno particolarmente adatti al fine senza dubbio Facebook, il re dei social network, dove potremo sfruttare anche la pubblicità a basso costo per farci conoscere rapidamente dai nostri potenziali clienti e Instagram, il social network delle foto, dove già impazzano le performance degli chef amatoriali.

Particolare attenzione dovrà dedicarsi al menù. Sicuramente è consigliabile partire dai piatti che si conoscono e si sanno preparare meglio, perchè la qualità del cibo e della preparazione dovrà essere ottima se non addirittura eccellente. Ciò non toglie che una volta inseriti in questa fantastica rete degli home restaurants si possa spaziare e specializzarsi su specifici piatti.

Lo chef-padrone di casa dovrà anche essere una persona affabile e dalla “chiacchiera facile”. La gente che frequenta gli home restaurants è affascinata dalle storie che si celano dietro i piatti e chi li propone, per cui avere la capacità di far vivere un’esperienza avvolgente e calorosa può fare la differenza per il successo dell’iniziativa.

E’ interessante pensare alla realizzazione di serate a tema, che semplificano la vita allo chef casalingo consentendo al contempo di confrontarsi con gli ospiti sul percorso di gusto proposto nella serata. Ideale è impegnarsi – almeno inizialmente – per non più di due sere a settimana, per evitare di essere troppo presi e magari finire per commettere qualche errore che può pregiudicare la riuscita complessiva dell’iniziativa.

Se si riesce a coinvolgere qualche amico con la stessa passione si può spaziare maggiormente, riuscendo così a proporsi in modo meno monotono e ripetitivo. Sarà interessante comprendere gusti e predilezioni dei clienti più affezionati, che potranno diventare nostri fans e promuoverci così gratuitamente.

Come organizzare un piano d’azione perfetto

Abbiamo già dato qualche consiglio per creare un home restaurant “stellato”. Adesso passiamo in rassegna alcuni aspetti pratici che non vanno assolutamente trascurati.

In primis l’ambiente dedicato agli ospiti deve essere pulito, accogliente e confortevole. Farli sentire quasi meglio di come si sentirebbero a casa loro può sembrare una banalità, ma fa la differenza fra un’iniziativa di successo e una invece anonima.

I prezzi devono essere trasparenti e magari non troppo elevati. Almeno inizialmente partiamo da piatti gustosi ma non troppo costosi, per non rischiare di cucinare per noi stessi e qualche amico fidato.

Solitamente si viaggia attorno ai 20-25 euro per una cena, anche se nel tempo potremo incrementare i prezzi in base all’inserimento di piatti più pregiati. Certamente un piatto di pesce non potrà costare quanto le famose orecchiette pugliesi alle cime di rapa!

Può essere intelligente fare la spesa da piccoli produttori locali, garantendo agli ospiti un alto profilo di qualità e una produzione a “chilometro 0” che ha un certo fascino, soprattutto di questi tempi. La spesa, infatti, andrà fatta in giornata o al massimo il giorno prima, per avere a disposizione roba freschissima da cucinare.

Con gli stessi produttori ci si potrà anche accordare per la promozione dei loro prodotti presso gli ospiti, ottenendo così una commissione sulle quantità vendute, il che non fa certo male. La stessa organizzazione di percorsi di gusto e cene tematiche potrà partire da questo confronto ed interazione con i nostri partner, soprattutto quelli che hanno voglia di crescere insieme a noi.

Per farsi conoscere non basterà il passaparola. Quello sicuramente ci aiuterà in una fase più avanzata del progetto, quando saremo già conosciuti e più o meno affermati sul mercato. Inizialmente non potremo fare a meno dei social, come già detto, e di alcuni di essi in particolare. Ma sarà bene anche andare alla ricerca di portali e siti web specializzati, per raccogliere più facilmente le prenotazioni e quindi i clienti.

Nella fase di avvio è possibile svolgere l’attività anche senza aprire una partita iva, sempre che essa sia sporadica e gli importi complessivamente incassati non superino i 5.000 euro annui. Diversamente occorrerà andare dal commercialista e scegliere la formula più adeguata al nostro business.

Infine il discorso autorizzazioni. Trattandosi di pasti offerti in casa per poche persone (in genere gli home restaurants non ne ospitano più di 15 in totale) non occorrerà nulla di particolare, se non elettrodomestici e cucina adeguate al fine ed estremamente pulite.

Se poi vogliamo essere più sereni e offrire ai clienti certezze circa la qualità di quello che facciamo potremo sempre dotarci di una certificazione HACCP per l’autocontrollo sull’igiene degli alimenti, frequentando un apposito corso nella nostra provincia di appartenenza.

Ti è piaciuto questo post? Vuoi aprire anche tu un home restaurant o chiarire qualche dubbio? Scrivici a info@startupclub.it , saremo lieti di aiutarti!

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