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Le nuove forme di finanziamento per le startup

Uno degli ostacoli nel fare impresa, forse il principale, capace di far morire sul nascere gran parte delle iniziative imprenditoriali, è la mancanza di denaro.

La difficoltà nel fare impresa in Italia parte proprio da un modello culturale e finanziario poco propenso al rischio, dove le stesse banche – almeno fino a pochissimi anni fa – non avrebbero mai preso in considerazione la possibilità di finanziare una startup basando la loro valutazione soltanto su un business plan. Troppo rischioso e poco remunerativo.

Ma le cose stanno cambiando, finalmente. Questo cambiamento è frutto anche della globalizzazione che, in questo caso in modo assolutamente positivo, ha portato anche nel nostro Paese nuove realtà fino a poco fa sconosciute: Business Angels, Venture Capital, Crowdfunding.

Come investono i finanziatori privati

Oggi esistono in Italia addirittura associazioni e network di Business Angels che valutano idee di startup e le finanziano con i c.d. “seed”, finanziamenti da qualche decina di migliaia di euro attraverso cui assumono pressoché integralmente il rischio che quella startup abbia o meno successo, scommettendo sui proponenti.

Stessa cosa fanno i Venture Capital, anche se questi ultimi sono meno diffusi numericamente, ma in grado di arrivare a investimenti un po’ più elevati in termini monetari. Ci sono già esempi di investimenti nell’ordine del milione di euro o giù di lì.

Non abbiamo ancora fondi in grado di investire cifre di svariati milioni di euro, ma il percorso virtuoso sembra comunque intrapreso e quando il sistema sarà meglio strutturato potremo magari vedere investimenti di tal fatta provenienti dall’estero o da joint venture create da diversi fondi.

Il crowdfunding per finanziare “dal basso” le startup

Internet ha innanzitutto aperto a tutti nuove frontiere, ma se non fosse esistito questo meraviglioso strumento di sviluppo e aggregazione forse non sarebbe mai nato il crowdfunding o forse non sarebbe nato e non si sarebbe sviluppato nella sua attuale forma.

Ma che cos’è il “crowdfunding”?

Letteralmente “finanziamento della folla”, una forma di finanziamento capace di aggregare persone sparse per il mondo attorno ad uno stesso progetto, proposto attraverso la pubblicazione su una piattaforma dedicata propria a questo tipo di raccolta, una piattaforma di “crowdfunding”. Né più né meno di una colletta, ma con la forza e la rapidità che solo Internet e Social Media oggi consentono.

Ovviamente ha avuto origine negli Stati Uniti, Paese che ha molto da insegnare al mondo intero in termini di business e di startup. Tutti conoscono ormai la Silicon Valley, soprattutto dopo il successo mondiale di colossi come Google e Facebook, ma molti ignorano che questo successo nasce dalla facilità con cui negli USA è possibile fare impresa, partendo da un business model scritto sul tovagliolo di un bar incontrando casualmente un business angel.

Come funziona e come rendere vincente la tua campagna

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Per poter utilizzare questo innovativo sistema di raccolta fondi online ho bisogno innanzitutto di individuare la piattaforma di crowdfunding adatta alla mie esigenze.

Ormai ce ne sono diverse in tutto il mondo e anche in Italia, ma senza dubbio ce ne sono due su tutte che calamitano l’attenzione e il maggior traffico nel settore. Si tratta di Kickstarter e di Indiegogo.

Su queste piattaforme, definite “generaliste”, troviamo non solo progetti di startup, ma di ogni tipo, perché con il crowdfunding possiamo finanziare la nostra idea di startup, ma anche il restauro di un monumento oppure la produzione di un film di nicchia o di un nuovo libro. Gli utilizzi sono ormai i più vari.

Peculiarità delle campagne “reward based”

Devo fissare innanzitutto un budget da raggiungere (ad es. 10.000 euro) e un termine per arrivare a quello che viene definito “goal”. Avvio la raccolta mediante la piattaforma di crowdfunding e verifico la risposta degli utenti.

Ci saranno diverse opzioni per versare questi fondi, partendo da somme davvero piccole (nell’ordine dei 10 euro) fino a qualche centinaio di euro. Ovviamente i soldi non arrivano in automatico e da soli, occorre promuovere il proprio progetto oppure lo stesso deve essere talmente interessante da catturare da sé l’attenzione del pubblico, che lo condividerà creando un’ampia visibilità e favorendo la raccolta.

Il sistema più utilizzato attualmente per il crowdfunding è il c.d. “reward based”. In sostanza chi aderisce e versa una quota ottiene in cambio un “benefit” che può andare dalla menzione sul sito dei proponenti, fino ad un gadget oppure alla prova in anteprima del prodotto/servizio, oppure la partecipazione alla sua sperimentazione/realizzazione, e così via.

Condizioni per essere finanziati ed “equity crowdfunding”

La creatività fa la differenza anche in questo campo. E’ chiaro quindi che per convincere la gente a dare un contributo sostanzialmente “a fondo perduto” l’idea deve essere davvero molto accattivante e utile. Molto spesso, infatti, con il crowdfunding viene testato il potenziale mercato, per verificare se quell’idea soddisfa realmente una necessità, un bisogno sentito da una parte considerevole di persone.

Altra particolare opzione della raccolta sarà la possibile condizione “all or nothing”, tutto o niente, vale a dire se non riesco a raggiungere l’obiettivo target (nell’esempio di prima i 10.000 euro) non riceverò nessun finanziamento. Una ulteriore forma di tutela per gli utenti che versano i fondi, secondo scelte di marketing proprie della piattaforma di riferimento.

Esiste poi un’altra tipologia di crowdfunding, il c.d. “equity crowdfunding”, che ha trovato la prima normativa di settore proprio in Italia. Per una volta siamo all’avanguardia!

In questo caso funziona un po’ diversamente da quanto descritto. E’ riservato solo alle startup innovative italiane, quelle iscritte nell’apposito registro di cui abbiamo parlato al modulo precedente, che abbiano già una certa dimensione, fatturato e investimenti realizzati e che siano partecipate almeno per il 5% da istituti di crediti o altre società simili.

In questo caso la piattaforma dedicata consentirà agli utenti di diventare “soci” della startup innovativa acquistando le quote online, in tagli predefiniti e non elevati per evitare che il rischio assunto diventi rilevante.

Le altre interessanti forme di finanziamento esistenti

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Il crowdfunding rappresenta oggi la nuova frontiera finanziaria, ma non è certamente l’unica disponibile.Ci sono infatti i finanziamenti privati che anche in Italia si stanno facendo strada, come quelli dei Business Angels e quelli dei fondi di Venture Capital di cui dicevamo in apertura.

Nuove opportunità che si possono cogliere sempre utilizzando la Rete oppure partecipando ai contest sempre più diffusi in Italia. Molti di essi sono in stretto collegamento con acceleratori ed incubatori di impresa e periodicamente selezionano le startup da finanziare e da portare all’interno del programma di incubazione/accelerazione.

Finanziamenti bancari per le startup

In Italia esistono ormai anche programmi bancari per le startup, con finanziamenti coperti per l’80% del loro valore da un fondo di garanzia statale, con le banche che per la prima volta iniziano a valutare i progetti in base al business plan, attraverso apposite commissioni dedicate. Sicuramente un’innovazione di non poco valore per la finanza d’impresa italiana.

La finanza agevolata e il bando “Smart & Start

Vi è infine la finanza agevolata. Fra tutti il bando Smart&Start, gioia e dolori delle startup italiane. Dopo una prima edizione non proprio di successo, per via di tempi e vincoli poco adatti alle imprese innovative beneficiarie e con una territorialità limitata al Sud Italia, Invitalia ci riprova in edizione riveduta e corretta.

Questa volta potranno accedere ai finanziamenti anche società non ancora costituite, sia del Sud che del Centro-Nord, oltre a quelle già operanti sul mercato da non più di 48 mesi, il limite che lo Stato italiano ha posto per diventare grandi.

Il finanziamento minimo richiesto è di 100.000 euro e può arrivare fino al milione di euro per singola iniziativa. Il 70% dell’importo dovrà essere restituito in massimo 8 anni a tasso zero.

Non più quindi “a fondo perduto” ma a “tasso agevolato”, per venire incontro ad esigenze di liquidità che le banche e gli angels non riescono ancora ad offrire alle startup italiane. Sembra molto interessante, ma ci riserviamo di valutarlo meglio nella fase di attuazione.

Risorse Utili

– Una selezione di piattaforme di crowdfunding:
Kickstarter
Indiegogo
Eppela
SiamoSoci
#TimWCap
Starsup

– I finanziamenti bancari per le startup:
UNICREDIT
BNL PARIBAS

– Il nuovo bando Smart&Start di Invitalia

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